Picolit 2019
Note di degustazione
Colore: giallo oro antico.
Naso: profondo e stratificato, con note di albicocca essiccata, scorza d’arancia candita e sentori marcati di fichi secchi. Agitando il calice nel bicchiere emergono miele di castagno e nocciola caramellata mentre sullo sfondo affiorano accenni di spezie dolci in polvere.
Palato: avvolgente e sorprendentemente persistete. La tipica dolcezza, di dattero e uva appassita, è resa energica da una discreta acidità, con echi di marmellata d’agrumi e vaniglia bourbon. Una sfumatura di tè nero e frutta secca essiccata al sole esaltano il finale sontuoso e nobile di un vino che impressiona per la sua grande complessità.
Abbinamenti
Superbo come vino “da meditazione”. Partner ideale di formaggi saporiti, piccanti ed erborinati. Perfetto anche con la pasticceria secca. Eccellente con il foie gras.
Perché ci piace
È il vino più nobile del Friuli. Le sue origini sono ancora avvolte nel mistero, ed è solo dal 1750, che grazie agli scritti del conte Fabio Asquini, possiamo avere una documentazione precisa del “nettare prodotto dagli sparuti acini del grappolo”. La particolarità di questo curioso e delicato vitigno è infatti la parziale fecondazione del fiore, il che determina la crescita di pochissimi e concentratissimi acini per ogni grappolo. Vino complesso, dal colore oro antico, armonizza sensazioni dolci e acidule, sprigionando un avvolgente profumo di frutta candita, spezie dolci e fiori di campo. Storicamente vino della grande nobiltà europea, è considerato “vino da meditazione” di gran prestigio. Allevate in prevalenza alla Cappuccina, le viti del nostro Picolit beneficiano di terreni composti da marne e arenarie di origine eocenica. La vendemmia è tardiva. L’uva sana e perfettamente matura è raccolta a mano secondo maturazione, in piccole cassette, per preservare l’integrità della bacca. Delicatamente diraspata è quindi pressata in modo soffice. Il mosto così ottenuto è illimpidito tramite decantazione. Segue la fermentazione a temperatura controllata in piccole botti di rovere francese. A fine fermentazione il vino è mantenuto alcuni mesi sui lieviti, per aumentarne sapidità, cremosità e vocazione all’invecchiamento. Una volta imbottigliato, il vino riposa in locali termocondizionati per l’affinamento.





